Quartieri di Milano un tempo malfamati, oggi diventati di moda

Milano ha quartieri che nel tempo hanno cambiato pelle. Zone considerate pericolose o degradate, segnate da bordelli, malaffare e microcriminalità, sono diventate poli di attrazione culturale e commerciale. Scopriamo quali sono.

# Bottonuto: bordelli, degrado e malaffare a due passi dal Duomo

Confronto Bottonuto anni 20 e 50

Il Bottonuto si trovava a sud del Duomo, in un dedalo di vicoli oggi scomparsi. Era un quartiere di case di ringhiera, taverne e bordelli, conosciuto come il cuore della prostituzione regolamentata di Milano. Le cronache dell’Ottocento e del primo Novecento lo descrivevano come luogo di degrado e di malaffare, abitato da popolazione povera e frequentato da clienti di ogni ceto. La sua fama di quartiere malfamato era tanto radicata che “andare al Bottonuto” divenne un’espressione di uso comune. Con le demolizioni tra gli anni Trenta e Sessanta, il quartiere fu raso al suolo e sostituito da edifici moderni. Oggi la zona ospita uffici, negozi e flussi turistici. Del vecchio quartiere non resta nulla, se non il ricordo nelle fotografie e nei racconti.

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# Brera: la Pigalle di Milano

bordello di brera
Bordello di brera

Il quartiere di Brera, oggi cuore artistico e commerciale della città, ha avuto un passato legato a bordelli e malaffare. Intorno all’Accademia di Belle Arti, fondata nel 1776, convivevano artisti, studenti e prostitute, con case chiuse disseminate nelle vie laterali. Per decenni, fino alla legge Merlin del 1958, la zona fu considerata il quartiere a luci rosse del centro storico. Le osterie e le locande alimentavano la fama di luogo popolare e poco sicuro. Negli anni Settanta rimanevano sacche di degrado e microcriminalità, ma l’arrivo delle gallerie d’arte e dei primi negozi di antiquariato avviò una trasformazione irreversibile. Oggi Brera è sinonimo di eleganza, con boutique, ristoranti e immobili tra i più costosi di Milano. Il passato malfamato resta solo nella memoria storica.

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# Isola: il “rifugio” della Mala separato dal resto della città

Il quartiere Isola deve il suo nome alla separazione fisica dai binari della stazione Garibaldi, collegata al resto della città solo dal cavalcavia Bussa, in origine c’era solo un ponticello. Un tempo era terra di cascine agricole e poi quartiere operaio, ma già negli anni Trenta era noto come rifugio della Ligéra, la microcriminalità milanese dedita a furti e ricettazione. Tra i suoi personaggi più celebri vi fu Ezio Barbieri, ricordato come il “Robin Hood di Isola”, protagonista di rapine e della rivolta al carcere di San Vittore del 1946. La fama malfamata si è trascinata fino agli anni Ottanta e Novanta, quando l’Isola era considerata quartiere degradato e pericoloso.

Credits ge_galdo IG – Isola

La trasformazione è arrivata con Porta Nuova e la nuova linea M5, che hanno cucito il quartiere alla città. Oggi Isola è simbolo della nuova Milano, con piazza Gae Aulenti, la Biblioteca degli Alberi, mercati e locali alla moda. La rivista Time Out lo ha inserito tra i dieci quartieri più “cool” del mondo, consacrandone il profilo internazionale.

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# Ticinese: balordi e piccoli criminali nel vicolo Calusca

Credits: scoprirelabellezza.com
Vicolo Calusca

Il quartiere Ticinese aveva nel vicolo Calusca il suo simbolo di malaffare. Qui sorgeva la Cà Losca, una casa d’appuntamenti conosciuta da tutta la città, frequentata da prostitute, balordi e piccoli criminali. Uomini disperati vi trovavano rifugio tra alcol, gioco e sesso mercenario, mentre nelle strade vicine si svolgevano traffici oscuri e affari illeciti. Il vicolo era considerato il “porto del malaffare”, tanto che le guardie vi entravano di rado. La sua fama si diffuse in tutta Milano, alimentando la percezione del Ticinese come quartiere pericoloso.

Credits Andrea Cherchi – Darsena

Porta Ticinese era anche detta “Porta Cicca” o “Porta Cinese”, soprannomi che legavano l’area alla mala cittadina. Oggi la zona è tra le più vive della città, con i Navigli, la Darsena e le Colonne trasformate in polo della movida. Del passato resta solo il toponimo.

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# Via Paolo Sarpi: zona di commercio all’ingrosso, degrado e illegalità

Credits: @xruqayya95x – via Paolo Sarpi

La zona di via Paolo Sarpi, cuore della Chinatown milanese, per anni è stata associata a commercio all’ingrosso, degrado e illegalità. Nei primi anni Duemila le cronache segnalavano attività informali, magazzini sovraffollati e vendita di merce contraffatta. La pedonalizzazione della via, avviata nel 2011, e i controlli serrati hanno progressivamente cambiato il volto del quartiere. Le attività di ingrosso si sono spostate altrove, lasciando spazio a ristoranti, negozi e street food. La comunità cinese ha contribuito a creare un distretto unico, con eventi e festività che attraggono migliaia di visitatori. Oggi via Sarpi è una delle strade commerciali più frequentate della città. La fama di area malfamata è stata superata e resta solo nei ricordi di chi la conosceva prima.

# Corso Como: un passato di magazzini abbandonati, prostituzione e risse notturne

i locali più top
Corso Como 10

Corso Como, oggi vetrina della movida e del tempo libero, era fino agli anni Ottanta un’area degradata. Magazzini abbandonati, prostituzione e risse notturne alimentavano una reputazione di insicurezza che teneva lontani i cittadini. La svolta arrivò nel 1991 con l’apertura di 10 Corso Como, che anticipò la trasformazione dell’intera zona. Negli anni successivi i progetti di Porta Nuova e la riqualificazione della stazione Garibaldi hanno ridisegnato lo spazio urbano. Locali, club e ristoranti hanno trasformato la via in polo della vita notturna, mentre boutique e hotel hanno completato l’offerta. Oggi corso Como è frequentato da turisti, studenti e professionisti, con immobili di pregio e un’immagine internazionale. 

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MILANO CITTA’ STATO

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