Le sentenze degli ultimi mesi mostrano che il conflitto tra AI e industrie creative non si giocherà su slogan morali, ma su definizioni tecniche e prove giuridiche. Nel Regno Unito, il caso Getty contro Stability AI si è arenato sull’impossibilità di dimostrare copie “localizzate”, mentre in Germania i giudici hanno stabilito che l’addestramento costituisce riproduzione d’opera. Negli USA prevale invece il principio di fair use, purché non vi sia prova di danno economico diretto. Il nodo resta probatorio: non si nega l’uso di opere protette, ma manca l’evidenza misurabile dell’impatto di mercato. La soluzione, sempre più evocata, è un modello di licenze centralizzate stile collecting society. Come accadde con lo streaming musicale, il diritto tenterà di trasformare un conflitto sistemico in un’architettura di compensazione.
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